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Teoria

Logica elementare

Che cosa è una proposizione, come si combinano le proposizioni con i connettivi, come si negano le frasi con i quantificatori e come sono costruite le dimostrazioni.

In questa pagina
  1. Proposizioni
  2. Connettivi logici
  3. Implicazione
  4. Condizione necessaria e sufficiente
  5. Quantificatori
  6. Tecniche di dimostrazione

Proposizioni

Proposizione

Una proposizione è un enunciato per il quale ha senso chiedersi se è vero o falso, e che ha uno solo dei due valori di verità. Le proposizioni si indicano con lettere come , , . Ogni enunciato matematico, come un’uguaglianza o un teorema, è una proposizione.

  • ” è un numero primo”: proposizione vera.
  • "": proposizione falsa.
  • "": enunciato con una variabile, che diventa una proposizione quando si assegna un valore a . Un enunciato di questo tipo si chiama predicato e si indica con ; i predicati si trasformano in proposizioni anche con i quantificatori.

Connettivi logici

I connettivi costruiscono proposizioni nuove a partire da proposizioni date; il valore di verità del risultato dipende soltanto dai valori di verità delle parti, secondo le tavole di verità.

Negazione

La negazione di , indicata con (“non ”), è la proposizione vera quando è falsa e falsa quando è vera.

La negazione di ” è primo” è ” non è primo”. La doppia negazione riporta alla proposizione di partenza: ha la stessa tavola di verità di . La negazione compare nei controesempi e nelle dimostrazioni per assurdo.

Congiunzione e disgiunzione

La congiunzione (” e ”) è vera quando e sono entrambe vere. La disgiunzione (” o ”) è vera quando almeno una tra e è vera, comprese le volte in cui lo sono entrambe.

Per : la proposizione "" è falsa, perché la seconda parte è falsa; la proposizione "" è vera, perché la prima parte è vera.

Osservazione

In matematica la “o” è inclusiva: è vera anche quando e sono vere insieme. L’enunciato ” è pari o è divisibile per ” è vero, e le due parti sono vere entrambe.

Leggi di De Morgan

Il simbolo indica che le due proposizioni hanno la stessa tavola di verità. La negazione scambia “e” con “o” e nega le singole parti. Queste leggi si usano ogni volta che si nega una condizione composta, per esempio una coppia di disuguaglianze; la verifica si fa confrontando le tavole di verità riga per riga.

Negare una congiunzione

La negazione di ” e ” è ” oppure ”. Poiché negare significa affermare , per le leggi di De Morgan la congiunzione si trasforma nella disgiunzione delle due negazioni.

Implicazione

Implicazione

L’implicazione (“se allora ”) ha come ipotesi e come tesi, ed è falsa in un solo caso: vera e falsa.

Quando è falsa l’implicazione è vera qualunque sia : l’implicazione impegna soltanto nei casi in cui l’ipotesi è vera. Per esempio “se allora ” è vera per ogni reale; per l’ipotesi è falsa e l’implicazione resta vera. Ogni teorema ha questa forma, quindi la tavola di verità dell’implicazione regola l’uso dei teoremi.

Negazione dell'implicazione

L’implicazione è falsa soltanto quando l’ipotesi è vera e la tesi è falsa, quindi negarla significa affermare proprio questo caso: la negazione di un’implicazione è una congiunzione. Per mostrare che “se allora ” è falsa si esibisce un valore con e , per esempio , per il quale .

Inversa e contronominale

Data l’implicazione :

  • l’inversa è (si scambiano ipotesi e tesi);
  • la contronominale è (si scambiano ipotesi e tesi e si negano entrambe).

La contronominale è equivalente all’implicazione di partenza: , perché le due tavole di verità coincidono. L’inversa ha invece una tavola di verità diversa, quindi può essere falsa anche quando l’implicazione è vera. Sull’equivalenza con la contronominale si fonda la dimostrazione per contronominale.

Esempio

Implicazione: “se è multiplo di , allora è pari”, vera. Contronominale: “se è dispari, allora non è multiplo di ”, vera, come garantisce l’equivalenza. Inversa: “se è pari, allora è multiplo di ”, falsa, perché è pari e ha resto nella divisione per .

Attenzione

Da vera e vera non segue che sia vera. L’implicazione “se allora ” è vera; per la tesi è vera e l’ipotesi è falsa.

Condizione necessaria e sufficiente

Condizione necessaria e condizione sufficiente

Se l’implicazione è vera:

  • è condizione sufficiente per : basta la verità di per garantire la verità di ;
  • è condizione necessaria per : ogni volta che è vera, anche è vera.

Se valgono sia sia , si scrive (” se e solo se ”) e ciascuna delle due è condizione necessaria e sufficiente per l’altra. Nei teoremi l’ipotesi è una condizione sufficiente per la tesi; riconoscere quale verso dell’implicazione è stato dimostrato permette di usare il teorema nel verso corretto.

Esempio

Per un numero naturale , “essere multiplo di ” è condizione sufficiente per “essere pari”, perché ogni multiplo di è pari; di conseguenza “essere pari” è condizione necessaria per “essere multiplo di ”. La condizione “essere pari” non è invece sufficiente per “essere multiplo di ”, perché è pari e ha resto nella divisione per . Nei numeri reali vale , perché il cubo assume ogni valore una sola volta, quindi ciascuna uguaglianza è condizione necessaria e sufficiente per l’altra.

Quantificatori

Quantificatore universale ed esistenziale

Un predicato diventa una proposizione quando si quantifica la variabile:

  • (“per ogni in vale ”) è vera quando è vera per tutti gli elementi di ;
  • (“esiste almeno un in per cui vale ”) è vera quando è vera per almeno un elemento di .

Per dimostrare una proposizione universale serve un argomento valido per ogni elemento, e un solo controesempio basta a confutarla; per dimostrare una proposizione esistenziale basta esibire un elemento che soddisfa il predicato.

Esempio

"" è vera, perché il quadrato di ogni numero reale è maggiore o uguale a zero. "" è falsa, perché per si ha , quindi è un controesempio. "" è vera, perché soddisfa l’uguaglianza.

Negazione dei quantificatori

La negazione scambia con e nega il predicato. Con più quantificatori si procede dall’esterno verso l’interno, scambiandoli uno per uno, e alla fine si nega il predicato. Questa regola serve in tutta l’Analisi, perché le definizioni di limite contengono catene di quantificatori e la loro negazione è il primo passo di molte verifiche e dimostrazioni.

Negazione con due quantificatori

La proposizione "" è vera, perché per ogni il numero soddisfa . La sua negazione è "", che afferma l’esistenza di un numero reale maggiore o uguale a ogni numero reale ed è falsa.

Osservazione

L’ordine dei quantificatori cambia il significato. "" è vera nei reali, perché può dipendere da ; "" è falsa, perché richiede un unico maggiore di tutti gli , compreso stesso.

Tecniche di dimostrazione

Le tre tecniche seguenti dimostrano un’implicazione per strade diverse.

Dimostrazione diretta

Si assume vera l’ipotesi e, con una catena di deduzioni, si arriva alla tesi . È la struttura della maggior parte delle dimostrazioni e di ogni esercizio svolto: ciascun passaggio è una piccola deduzione da quanto già stabilito.

La somma di due numeri pari è pari

Per ipotesi e sono pari, quindi e con e interi. Allora

La somma è il doppio dell’intero , perciò è pari.

Dimostrazione per contronominale

Per dimostrare si dimostra la contronominale , che è una proposizione equivalente. Conviene quando la negazione della tesi è più maneggevole dell’ipotesi, come negli enunciati su pari e dispari.

Se n² è pari, allora n è pari

La contronominale è: se è dispari, allora è dispari. Per ipotesi con intero, quindi

che è un numero dispari. La contronominale è vera, perciò è vera anche l’implicazione di partenza.

Dimostrazione per assurdo

Si assume che la tesi sia falsa e, deducendo correttamente, si arriva a una contraddizione, cioè a una proposizione falsa oppure alla negazione dell’ipotesi. Poiché da premesse vere seguono soltanto conclusioni vere, l’assunzione era falsa, quindi la tesi è vera. Per dimostrare per assurdo si assume , che è la negazione dell’implicazione.

La radice quadrata di 2 è irrazionale

Per assurdo si suppone razionale, cioè con e interi positivi senza fattori comuni. Elevando al quadrato si ottiene , quindi è pari; poiché il quadrato di un numero dispari è dispari, è pari, cioè con intero. Sostituendo si ricava , cioè , quindi per lo stesso argomento anche è pari. Allora e hanno il fattore comune , contro la scelta fatta all’inizio. L’assunzione porta a una contraddizione, perciò è irrazionale.

Esercizi svolti su questo argomento

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